Cosa è MSC?

Chi siamo

UNA GENERAZIONE CHE RIPARTE DALLE LOTTE

saperiUna intera generazione subisce rassegnata le violenze di un sistema economico arrogante, violento verso le nostre esistenze e i nostri tempi, insostenibile, ebbro di sé. Una intera generazione si trova ad essere ormai schiavizzata da una bioprecarietà profonda, da una mercificazione delle proprie vite e al declino dei propri sogni. All'interno di questo processo di svilimento dei saperi, dei diritti, delle libertà, la nostra voce, in quanto soggettività giovanile, ha l'obbligo di alzare i decibel, di riprendersi le piazze, di ritornare a intrecciare relazioni, di aprire contraddizioni, di dar vita, insomma, ad una conflittualità diffusa che metta al centro la nostra specificità in quanto giovani donne ed uomini.

Come sostenerci

Il Movimento Studentesco Catanese è un gruppo di studentesse e studenti che credono nella possibilità di fare politica pulita, libera da interessi di alcuni individui o alcuni gruppi. Studentesse e studenti che si impegnano e concentrano nella realizzazione del reale interesse della collettività con un occhio di riguardo per coloro che vengono etichettati come soggetti "deboli" all'interno della società odierna: siano essi all'interno dell'Università e delle scuole, siano essi esterni al mondo dell'istruzione. Per noi sono l'autonomia e l'indipendenza da associazioni, partiti e sindacati punti fondanti e necessari del MSC.

Ma qualsiasi tipo di attvità (dai più semplici volantinaggi, ai materiali per le manifestazioni e per la redazione; passando per la manutenzione del sito, e l'organizzazione di assemblee, conferenze ed eventi culturali) implica dei costi economici, spesso non indifferenti.

Se credi nel nostro progetto e apprezzi le nostre iniziative, oltre a partecipare attivamente all'interno del movimento, puoi effettuare una donazione libera e aiutarci nella realizzazione dei progetti e il raggiungimento dei numerosi obiettivi che ci poniamo quotidianamente.
 

 

Cosa Critichiamo

E’ stato approvato in parlamento il ddl 1905, ultimo tassello della cosiddetta “Riforma Gelmini” che fu inaugurata nel 2008 con la previsione di un taglio dei fondi destinati all’Università di ben 1,5 miliardi di euro in 5 anni. Ciò testimonia come il governo italiano ha approfittato della crisi economica, tuttora in corso, per ridurre la spesa pubblica in un settore che fa paura ad ogni potere perchè assicura competenza e cultura ai suoi cittadini e quindi critica e dissenso, mentre nello stesso tempo trovava le risorse per salvare banche e finanziarie che la stessa crisi hanno generato.

Cosa vogliamo

UN’ALTRA UNIVERSITA’ È POSSIBILE

Da vent’anni a questa parte ogni governo italiano di turno, sia di centrodestra che di centrosinistra, s’impegna per riformare l’Università nel segno della privatizzazione, del classismo e dell’autocrazia, calando dall’alto un modello più consono agli interessi capitalistici che a quelli di studenti, ricercatori e docenti e della società nel suo complesso, i cui problemi l’università dovrebbe affrontare e tentare di risolvere, grazie alle competenze in suo possesso in ogni campo dello scibile umano.

Opporsi alla “riforma Gelmini” non significa difendere l’esistente “status quo”, verso cui siamo parimenti critici, ma immaginare ed iniziare a sperimentare un’altra Università.

Il nostro intento è di avviare un processo di riforma dal basso che veda partecipi studenti, ricercatori, docenti e personale amministrativo e non, per restituire a ciascuno il diritto di decidere sulla e della propria vita. L’Università è una parte fondamentale della nostra esistenza, in quanto consente a noi studenti di costruirci un futuro ed agli altri soggetti che la compongono di realizzarsi nel presente. Inoltre per noi rappresenta un luogo dove si coltiva lo spirito critico nello scambio reciproco di idee ed un “laboratorio” indispensabile per realizzare una società alternativa al dominio e alla violenza di cui è intrisa quella attuale. Per questi motivi non può essere lasciata in mano a lobby economiche, baronati locali e clientelismo partitico. Ce ne dobbiamo riappriopriare!

Ciò che noi vogliamo non nasce dal nulla ma è frutto di un tentativo di ricognizione e sintesi delle idee del movimento studentesco, partito nel 2008, e del loro sviluppo, qui di seguito esposto:

 

1) UN’UNIVERSITA’ APERTA

Va garantito l’accesso all’università a chi vuole e non solo a chi se lo può permettere, come invece oggi accade considerato l’aumento delle tasse, vanno incentivati allo stesso tempo i capaci e i meritevoli. Per questo chiediamo l’abolizione del numero chiuso. Semmai, solo ove si verifichi sovraffollamento dei corsi, si selezioni a posteriori in base all’impegno e al valore dimostrato sul “campo” dello studio già intrapreso: il che è comunque evitabile attraverso l'implementazione di strutture e docenti.

Per garantire il diritto allo studio pretendiamo l’attuazione dei commi 3 e 4 dell’art.34 della Costituzione attraverso la creazione di un vero e proprio welfare studentesco,  consistente in:

{C}

Cos'è il debito, chi l'ha creato, perché conviene a tutti non pagarlo

Noi la crisi non la paghiamo. La spieghiamo.

È capitato a tutti, nelle ultime settimane, di avere a che fare, durante i telegiornali, con termini assurdi, incomprensibili, fino ad oggi sconosciuti. Spread, Bond, Rating e altri improbabili lemmi. Ci hanno detto che qualcosa non andava e proprio usando tutte queste parole non ci hanno fatto capire, in realtà, quale fosse il problema. Hanno dato tutte le colpe al debito pubblico senza spiegarci il perché. Ci hanno detto di pagare, di fare sacrifici, e noi, che non avevamo capito nulla, ci siamo fidati. Ma ora basta. La crisi ve la spieghiamo noi.

Cos'è il debito.
È normale per gli Stati far fronte alle proprie spese indebitandosi. Per far ciò lo Stato emette Titoli che vengono acquistati da privati. Una sorta di prestito che qualcuno elargisce col vantaggio di trarne, oltre alla restituzione, gli interessi. Questi Titoli, detti BTP ( Buoni Tesoro Poliennali) fanno gola a molti. Chi ha tanti soldi, infatti, considera far credito agli Stati un investimento sicuro. Questo è uno dei molti casi in cui non si guadagna tramite l'economia reale, tramite la produzione di beni o l'erogazione di servizi, bensì si guadagna attraverso i propri soldi. I soldi producono soldi. Così chi ha tanti soldi ha un modo facile e sicuro per averne sempre di più .

La finanziarizzazione dell'economia
Questo paradigma è detto finanza. Chi usa questo mezzo per far soldi si chiama investitore. Chi abusa di questo sistema, spesso chi ha tantissimi soldi, è detto speculatore. Da questo Sistema, che domina il nostro mondo ed è alla base della filosofia neoliberista, scaturiscono due grandi problemi. In primo luogo fare soldi con soldi porta ad una divaricazione enorme tra il prodotto interno lordo, ovvero la quantità di ricchezza formata dall'economia reale, e l'effettiva moneta presente in circolo. Immaginate che il prodotto interno lordo dell'intero pianeta è di 74 mila miliardi di dollari. La finanza, detta spesso economia finanziarizzata, invece gestisce una circolazione di circa 466 mila miliardi di dollari, una cifra 8 volte superiore alla prima ed assolutamente virtuale. Questo ci fa capire come le notizie sul crollo dei mercati finanziari abbiano, ultimamente, molta più diffusione ed importanza dei drammatici dati sulla disoccupazione giovanile, arrivata al 27% su base nazionale e quasi al 50% al meridione. Il secondo problema che abbiamo davanti è la spropositata concentrazione dei capitali finanziari. Oggi appena 10 istituti, tra banche e società di intermediazione, posseggono il 90% di tutto il capitale. Immaginate questi enti quanto sono ricchi! Ammesso che abbiano tutti lo stesso capitale, ognuno di essi controllerebbe 41 mila miliardi di dollari. Una cifra esorbitante. Se dividessimo tale cifra per tutti i cittadini italiani, ognuno di noi avrebbe 683 mila dollari a disposizione.

Il potere delle banche
Questi pochi istituti ricchissimi controllano e comprano qualsiasi cosa. In primo luogo gestiscono direttamente, con la loro forte influenza, le istituzioni economiche europee e mondiali. Sono le banche e non i cittadini europei a controllare la Banca Centrale Europea, ad aver incoraggiato la creazione dell'Euro, a sostenere quelle leggi che vincolano qualsiasi iniziativa economica statale di una certa importanza. Queste istituzioni, oggi, ci governano più di quei parlamentari che abbiamo, si fa per dire, democraticamente eletto. Costituiscono un enorme potere parallelo su cui né i cittadini né i loro rappresentanti possono minimamente influire. In secondo luogo le grandi banche posseggono la quasi totalità dei Titoli di Stato delle nazioni. Infine, cosa davvero impressionante, controllano le organizzazioni internazionali che dovrebbero invece controllarle.

Le agenzie di rating, la valutazione del debito.
Di queste istituzioni di controllo fanno parte le agenzie di rating, tra le quali le più rinomate sono Standard&Poor's e Moody's. Tali agenzie fanno ricerche economiche e stabiliscono il rating. Che altro non è che il tasso di rischio di un determinato investimento. Queste agenzie valutano, soprattutto, i debiti sovrani. E come delle potentissime agenzie di scommesse decidono, di volta in volta, a quanto è quotato un determinato Titolo di Stato di un Paese.

Se le agenzie di rating decidono che un Paese è economicamente affidabile daranno una valutazione AAA e i titoli di stato, i debiti, potranno così permettersi di avere una percentuale di interessi molto bassa, data la loro sicurezza. Se invece le agenzie daranno un parere negativo, per esempio B o C, i titoli di stato, a quel punto classificati poco affidabili, dovranno assicurare ai creditori interessi maggiori. Proprio come le scommesse sulle partite di calcio. Se si scommette su una squadra che ha più probabilità di vincere, qualora effettivamente vincesse, il guadagno per la scommessa vinta sarebbe inferiore, proprio perché quella scommessa era meno rischiosa di altre.

Nel mercato finanziario dei titoli di stato quelli più affidabili sono i titoli tedeschi, i cosiddetti Bund, che proseguendo con l'esempio delle scommesse sportive, sarebbero come la squadra più forte del campionato. Essi vengono presi come punto di partenza per classificare gli altri debiti sovrani, titoli di stato. Il differenziale che c'è tra la quotazione di qualunque titolo di stato europeo e quello tedesco è detto Spread. Quando si parla di spread tra Bund e Btp, si fa riferimento al differenziale di rendimento e affidabilità tra titoli di Stato tedeschi e italiani.

Il debito pubblico italiano. Chi l'ha creato.
Il debito pubblico italiano ammonta a circa 1600 miliardi di euro. Questo debito è stato accumulato in tutti gli anni di esistenza del nostro Stato ma si è accentuato durante i primi Governi Craxi negli anni 80. Chi consigliò a Craxi di aumentare il debito pubblico? Tre consulenti, all'epoca, quotatissimi: Maurizio Sacconi, Renato Brunetta e Giulio Tremonti. Proprio tre ministri dell'attuale Governo Berlusconi che rinfaccia l'indebitamento a chissà quale governante del passato.

La crisi.
Attraverso gli elementi sopra esposti possiamo adesso capire in cosa consiste, davvero, la crisi degli ultimi mesi.
Le banche, che possiedono i Titoli di Stato e controllano sia le massime istituzioni economiche europee che le agenzie di rating, hanno deciso di speculare. Gli istituti finanziari, approfittando dei grandi debiti pubblici degli Stati occidentali, hanno fatto concentrare l'attenzione delle agenzie di rating verso questi debiti. Gli Stati con i debiti pubblici più alti hanno subito così un calo di valutazione dei loro Titoli di Stato. A questo punto sono intervenute le massime istituzioni economiche sovranazionali, per prima la Banca Centrale Europea, che ha intimato a questi Stati di ridurre, ad ogni costo, il proprio debito pubblico (ridurre il debito non significa azzerarlo ma far sì che esso pareggi il prodotto interno lordo della nazione). Gli Stati sono così stati costretti a varare manovre finanziarie pesantissime fatte di tagli e aumenti delle tasse. Il fine, dicono i nostri governanti, è quello di risollevare la fiducia nei mercati. Ma è falso. Come abbiamo visto non vi è stata nessuna debolezza dei mercati bensì una ben mirata speculazione, nella quale ognuno ha fatto la sua parte: i grandi capitali delle banche, le agenzie di rating, le istituzioni sovranazionali.

L'obiettivo degli speculatori.
Il meccanismo che porta alla crisi è semplice: le banche comprano i titoli di credito degli stati. Poi le stesse banche, tramite le agenzie di rating, fanno sì che la credibilità dell’economia dei Paesi si indebolisca. Le stesse banche chiedono la restituzione dei soldi e impongono agli Stati di pagare una parte del debito divenuto via via maggiore grazie all'azione delle agenzie di rating che, svalutando i Titoli, costringono ad elargire interessi sempre più alti. Gli Stati, per pagare, sono costretti a tagliare tutto: istruzione, sanità, stipendi, pensioni, posti di lavoro.
In questo modo non solo i grandi speculatori otterranno nuovo denaro liquido fornito dal pagamento dei debiti ma potranno anche investire su quei servizi statali che, una volta tagliati, costituiranno un nuovo terreno di speculazione per i privati: sanità privata, scuole e università private, fondi pensione privati e così via. Ma la cosa ancora più grave è che, pagando il debito, gli Stati alimentano questo sistema, permettendo ai grandi istituti finanziari di riprodurre in continuazione il meccanismo della speculazione sul debito pubblico. Le manovre finanziarie e i tagli sono così dei palliativi temporanei che non costituiscono in nessun modo una vera soluzione al problema pur gravando drammaticamente sulla popolazione.

In Italia, per esempio, nel giro di pochi mesi sono state prodotte due manovre finanziarie, rispettivamente da 70 e 45 miliardi di euro. In sostanza 115 miliardi di euro che equivalgono a 222 mila miliardi di lire. Un mare immenso di soldi. Pensate che con quel denaro lo Stato avrebbe potuto compare 575 000 case da 200000 euro l'una per i suoi cittadini. Questi soldi sono stati recuperati tagliando salari, pensioni, finanziamenti a regioni e comuni, aumentando le tasse.

La soluzione: una nuova democrazia e non pagare il debito.
Sembra che non vi sia scampo. A meno che non si decida di mettere sotto sopra l'intero sistema economico e politico. Ci siamo abituati, negli ultimi anni, a consegnare miliardi e miliardi di euro ai ricchissimi banchieri e ci siamo rassegnati ad essere rappresentati da una classe politica che, da destra a sinistra, non ha fatto altro che arricchirsi, trasformarsi in casta, perpetuare, senza batter ciglio, tutte le ingiustizie e le diseguaglianze che dominano il mondo ed il nostro Paese. Se ci pensiamo bene: è folle l'idea di cambiare il mondo? Oppure è da imbecilli accettare in silenzio lo stato di cose presente? Quale dignità conserveremmo di fronte ai nostri cari, davanti ai nostri figli, se lasciassimo che la loro vita sia peggiore della nostra, come è certo che sarà conservando l'attuale Sistema?

È per questi motivi che noi vogliamo cambiare il mondo. Partendo da noi stessi.
La prima cosa che ci hanno rubato è il diritto di confrontarci, esprimerci, scegliere. Ci hanno rubato la democrazia limitandosi a consultarci solo ogni tanto, durante le elezioni. Magari facendoci promesse, sempre disattese. Oppure comprandoci, per poi rivenderci un secondo dopo il voto. Dobbiamo quindi, in primo luogo, riprenderci la democrazia. Attraverso assemblee di piazza, come stanno facendo gli Indignados in Spagna o attraverso mobilitazioni collettive, come i popoli del Nord Africa e del Medio Oriente. Dobbiamo iniziare a decidere per il nostro bene e per il nostro futuro e dobbiamo delegittimare, in ogni modo, tutte quelle istituzioni che ci governano senza che siamo stati neanche chiamati a sceglierle. Commissione Europea, Banca Centrale Europea, Banca Mondiale, Organizzazione mondiale del Commercio, G20, G8 sono tutti organismi che decidono molto delle nostre vite ma che non sono stati eletti da nessuno e proprio per questo fanno solo gli interessi delle grandi banche e delle multinazionali. Dobbiamo dire forte che non possono decidere loro, che non possono decidere per noi.

Infine ci stanno rubando i soldi. Lavoriamo, se ci va bene, e con mille sacrifici portiamo a casa solo ciò che basta per arrivare alla fine del mese. A volte neanche quello. Nel frattempo ci tolgono tutto. Chiudono scuole e ospedali e se non li chiudono ne riducono fondi e organico costringendoli all'inefficienza. Abbassano gli stipendi e ci danno pensioni da fame, con le quali non arrivi neanche a comprarti le medicine, anche perché hanno rimesso il ticket. Eppure i soldi ci sarebbero. In queste ore stiamo regalando 115 miliardi di euro ai grandi banchieri per fare in modo, come già detto, che essi possano, in futuro, chiederci sempre più soldi. Non possiamo continuare a fare sacrifici noi per rispettare i “parametri europei”. Dobbiamo definitivamente rifiutarci di pagare il debito. Per alcune ragioni. La prima, banale, è che non possiamo permetterci di pagare, non al prezzo di rinunciare alla nostra dignità. La seconda, ovvia, è che questo debito non l'abbiamo creato noi e soprattutto non ci abbiamo minimamente tratto alcun beneficio. La terza ragione è che già qualcuno l'ha fatto. L'Islanda, ad esempio, attraverso un referendum, ha deciso di non pagare il debito pubblico. La quarta ragione, la più importante, è che se non pagassimo il debito, metteremo definitivamente fine alla speculazione finanziaria, a quei soldi che fanno soldi, a quei banchieri che si arricchiscono sulla nostra pelle. Certo, ci saranno da pagare delle conseguenze, ma saremo fuori da un Sistema che vuole i ricchi sempre più ricchi ed i lavoratori ed i giovani sempre più poveri ed emarginati.

Noi non vi chiediamo un voto e nemmeno una delega. Vi chiediamo di tornare protagonisti delle vostre vite e del vostro destino. Noi vogliamo cambiare il mondo. Insieme.

Movimento Studentesco Catanese

Indirizzo: 
  --
Italia
Dove?: 
Evento?: 
Notizia