In questi giorni si è tornato a parlare di tasse universitarie, le quali hanno subito l’ennesimo rincaro. Pochi però ricordano che, in mezzo all’esosa cifra che abbiamo già pagato all’inizio dell’Anno Accademico, c’è la così detta “tassa per il diritto allo studio”, che finisce dritta dritta nelle casse dell’E.R.S.U. (Ente Regionale per il Diritto allo Studio Universitario). Ma a cosa servono questi soldi? Dove vanno a finire? Come vengono ridistribuiti?
Il denaro di cui usufruisce l’ente proviene da tre fonti differenti:
- dal Ministero che, in base a criteri oggettivi (numeri di studenti iscritti, numero di fuori sede etc.) e non (scadenze rispettate dall’ente, numero di studenti idonei coperti da benefici etc.), distribuisce ad ogni Regione una certa quantità di denaro che sarà la Regione stessa, in base a criteri ministeriali, a distribuire fra i vari enti locali (non molti mesi fa è stato approvato al Ministero un taglio su questa voce di molto vicino al 90%);
- dalla Regione che elargisce all’ente il denaro per il funzionamento ordinario (bollette del telefono, carta, etc.); liberamente, essa può poi decidere di contribuire economicamente sui benefici, dando più denaro: nella fattispecie, la Regione Sicilia allo stato attuale ha contribuito dando il denaro solo per il funzionamento ordinario (notizia fresca è un taglio di 8 milioni di euro su tale fondo);
- il contributo degli studenti, che attualmente ammonta a circa 85 euro per studente.
I benefici che l’ente elargisce agli studenti del proprio ateneo possono essere considerati di tue tipi: da una parte le mense universitarie a cui possono accedere tutti gli studenti dell’ateneo, dall’altra le Borse di Studio per gli studenti che, presentata richiesta entro il 30 agosto, sono risultati idonei.
Quali sono i criteri utilizzati per l’assegnazione dei benefici, previa presentazione della domanda? Il Ministero detta dei minimi e massimi all’interno del quale è l’ente stesso a decidere come muoversi. Utilizzare criteri più “stetti” significa avere meno idonei, dunque più possibilità di coprire la gran parte (se non tutti) degli idonei con i servizi dell’ente e risultare agli occhi ministeriali più efficienti (ricevendo qualche risorsa economica in più); utilizzare invece criteri più “larghi” porta l’effetto opposto, avere un numero di idonei più alto, una percentuale minore di coperture e dunque un’insufficienza agli occhi del Ministero che porta a diminuire le risorse. Come ci spiega il Dott. Alberti, responsabile dell’Ufficio Borse di Studio dell’E.R.S.U. catanese, la scelta del tipo di logica da utilizzare non è così immediata come sembra: un tipo di scelta porta il marchio della rincorsa competitiva all’efficienza, l’altra tende a preservare il vero interesse dell’ente: il diritto allo studio. L’idoneità alla borsa di studio, infatti, può comportare due conseguenze: nel migliore dei casi l’assegnazione della borsa di studio (composta in parte da denaro in parte da servizi, a seconda dei casi), nel peggiore la possibilità di mangiare gratuitamente alle mense universitarie e l’esenzione dal pagamento della seconda rata. Visto i tempi difficili, spiega il Dott. Alberti, scegliere dei criteri più “stretti” significherebbe non dar più quell’aiuto a studentesse e studenti che, seppur idonei, non hanno potuto avere la Borsa di Studio per mancanza di fondi: l’aiuto sarà pur minimo, ma è sempre un’agevolazione! Il Dott. Alberti più di una volta puntualizza che la scelta dell’ente catanese è quella di avere dei criteri più morbidi per dare l’opportunità ai più di ricevere degli aiuti e continuare a studiare nonostante le situazioni economiche difficili della famiglia, a discapito, certo, di un aiuto ministeriale in più rispetto al normale. Entrando nel merito della questione, il Dott. Alberti ci informa che da circa tre anni per le Borse di Studio catanesi sono stati stanziati circa 12 milioni e mezzo di euro. Con tale cifra, si è riusciti ad assegnare in media 6.000 Borse di Studio su 8.000 studenti risultati idonei, il tutto su un totale di 14.000 richiedenti. Sembrano forse dei risultati poco soddisfacenti, ma se si pensa che alcune Borse di Studio arrivano ad avere un valore superiore di 4.500 euro i conti tornano.
Altro nodo vitale dell’E.R.S.U. sono le residenze universitarie, argomento che abbiamo affrontato con il Dott. Pignataro, Responsabile dell’Ufficio Residenze e Ristorazione. Allo stato attuale delle cose, ci spiega il Dott. Pignataro, l’ente catanese dispone sulla carta di 853 posti letto, di cui però 123 sono momentaneamente inutilizzabili per inagibilità (63 alla residenza vicino la Cittadella, 60 in quella di via Oberdan) e 30 si trovano a Siracusa. Tirando le somme, dunque, sono disponibili 700 posti letto nel territorio dell’ateneo catanese, da sempre sede di molte ragazze e ragazzi provenienti da altre province e che, quindi, sono classificabili come “fuori sede”. Infatti, in media le richieste per un posto letto ammontano a 2.052, di cui 1.600 risultano idonei e a cui si può rispondere con soli 700 posto letto! Questi ultimi, fra l’altro, si trovano in immobili o di proprietà dell’E.R.S.U., o di proprietà dell’Università ,che li ha concessi all’E.R.S.U., oppure, (e nella maggior parte dei casi) di proprietà privata (di cui l’ente paga gli affitti per un totale di circa 1.924.810 mila euro l’anno).
Se il discorso si sposta alle mense la situazione diventa ancor più drammatica. Il Dott. Pignataro, infatti, ricorda che un tempo, avendo un certo tipo di immobili in certe condizioni a disposizione, le mense universitarie dell’E.R.S.U. arrivavano a distribuire anche 600 mila pasti all’anno. Ad oggi però la situazione è cambiata così come il numero dei pasti distribuiti. Infatti, la mensa dell’Oberdan non si trova attualmente al pieno delle sue capacità in quanto le cucine sono state chiuse per inagibilità e quindi la mensa funge solo da distribuzione pasti. La mensa alla Cittadella, invece, può contare su una cucina che però è di dimensioni non molto grandi poiché provvisoria. L’Hotel Costa, chiuso da qualche tempo per ristrutturazione, rimane ancora chiuso perché si è instaurato un contenzioso con la proprietà dell’immobile, e dunque momentaneamente inutilizzabile. A fronte di questa situazione, l’ente sta “guardandosi intorno” per cercare di rimediare a tale buco.
Capire e scoprire come l’ente deputato a salvaguardare il nostro diritto allo studio funzioni è una mossa di fondamentale importanza; anche perché, se le cifre finora elencate vi sono sembrate poco proporzionate, c’è da rabbrividire pensando che solo dall’anno prossimo il nuovo taglio ministeriale del 90% sul diritto allo studio avrà effetto sui vari enti locali: ciò significa che se le Borse di Studio e i posti letto ci sembrano ora pochi, dall’anno prossimo saranno ancor meno. In che misura, a Catania, risentiremo del taglio non sappiamo ancora dirvelo: i problemi Regionali sull’approvazione del bilancio si sono riversati sull’ente, il quale non ha potuto ancora approvare il suo. Insomma, c’è poco da star tranquilli e molto da capire, poco di cui esser sicuri e molto da lottare, ancora una volta nella storia, per il diritto allo studio di tutte e tutti.
Federica Frazzetta
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