Un bel po' di mesi fa denunciammo, attraverso il sito, il probabile aumento delle tasse universitarie per il prossimo anno accademico. L'Università di Catania, non appena la notizia prese piede, diramò un comunicato che smentiva l'aumento. Così, poche ore dopo, le agenzie di stampa diffusero il comunicato e nei giorni successivi i giornali titolarono in maniera generica con un "L'anno prossimo non aumenteranno le tasse universitarie".
Ma la questione era più complessa: in questo sito, come nelle interviste rilasciate successivamente, specificammo che ciò che ci preoccupava non era solo l'aumento delle tasse da parte dell'Ateneo (ben venga la smentita) ma anche un probabile aumento della cosiddetta "tassa regionale per il diritto allo studio" che rientra nella tassa d'iscrizione di 419,62 pagata da tutte le studentesse e tutti gli studenti.
Ma spieghiamo meglio come funzionano e a chi vanno i soldi delle tasse. La tassa d'iscrizione non è per intero decisa dall'Università di Catania: dei quasi 420 euro annuali , 320 euro (ai quali poi, naturalmente, si aggiungono le tasse in base al reddito) vanno all'Università e sono stabiliti da questa'ultima. I restanti 100 euro (99 euro e 62 cents per l'esattezza...) sono composti da imposta di bollo di 14,62 euro (destinati allo Stato) e 85 euro di tassa regionale sul diritto allo studio che, per l'appunto, spettano e sono fissati dalla Regione. E' facile capire, a questo punto, come un aumento delle tasse universitarie possa essere effetto anche di un semplice incremento della tassa destinata alla Regione Sicilia.
Ma la situazione economica della Regione Sicilia non è buona. Le casse della Regione sono vuote e le ultime riduzioni di risorse da parte dello Stato hanno peggiorato la situazione, così negli ultimi mesi la Regione Sicilia ha deciso di tagliare 5 milioni di euro di fondi destinati all'ERSU (l'ente regionale che eroga le borse di studio) e nello stesso periodo più voci danno per certa l'ormai imminente decisione, da parte dell'Assemblea Regionale, di aumentare anche la tassa per il diritto allo studio, quella di 85 euro.
Dopo un'assemblea del Movimento Studentesco Catanese, incentrata principalmente sulle questioni tasse e iscrizione cautelativa, decidemmo quindi di denunciare pubblicamente l'aumento. Eravamo tutti d'accordo che questo incremento di tasse andasse bloccato; a maggior ragione dopo l'enorme taglio all'ERSU.
L'atteso (si fa per dire) aumento contro il quale ci preparavamo a dare battaglia, però, sembra non arrivare. "Meglio così" ci diciamo.
Improvvisamente, l'aumento è arrivato. La notizia, di pochi giorni fa (che si sta diffondendo solo nelle ultime ore) è che l'aumento, a sorpresa, non arriva dalla Regione Sicilia ma direttamente dal Governo Monti: nel mese di Marzo infatti il governo ha aggiornato, tramite decreto legislativo, l'importo minimo della tassa per il diritto allo studio ad un minimo di 120 euro obbligando così di fatto tutti (Regioni a Statuto Speciale e Province autonome incluse) a dover adeguare la cifra delle tasse. Il decreto 68/2012 prevede che le regioni possano stabilire tre fasce di 120, 140 e 160 euro in base al reddito e fissa un tetto massimo di 200 euro. L'articolo 18 del decreto aggiunge infine che qualora la regione non specifichi "entro il 30 giugno, l'importo della tassa di ciascuna fascia, la stessa è dovuta nella misura di 140 euro". La Regione Sicilia non ha fissato le fasce di contributo e quindi a settembre tutti pagheremo 140 euro di tassa per il diritto allo studio (invece che 85 euro) subendo un aumento di 55 euro. La tassa di Settembre passerà dai 299, 62 ai 354,62 euro. La tassa d'iscrizione annuale invece passerà da 419,62 a 474,62 euro.
Una mossa politica che sposta, così, le responsabilità dell'aumento dalle singole regioni al governo statale e risolve alla bell'è meglio il problema di mancanza di risorse delle singole regioni. Regioni in ginocchio a causa dei tagli del precedente governo Berlusconi ai quali si aggiungono adesso i tagli previsti dalla "spending review" approvata dall'attuale governo nazionale.
Un esecutivo che taglia e fa pagare giovani e studenti, proprio coloro che il "governo dei professori", pochi mesi fa in Parlamento, dichiarava di voler aiutare e sostenere.
Ne parlano anche: Repubblica Palermo, Firenze Today, Repubblica Genova, Pisa Today, LiveUnict...
A seguire il pdf contenente l'articolo 18 del decreto legislativo del 29 Marzo 2012.
Clicca qui se non riesci a visualizzarlo.
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