E' notizia di poche ore fa la decisione del Tar di Catania di rigettare la richiesta del MIUR di sospensiva del nuovo Statuto dell'Università di Catania. Ma resta tutta aperta la partita: si dovrà attendere la sentenza del Tar sull'annullamento dei 18 articoli dello Statuto contestati dal Ministero ed è più che probabile un ricorso del MIUR all'istanza superiore della giustizia amministrativa che potrebbe, in contraddizione col Tar di Catania, accettare la richiesta di sospensiva.
Ma l'iter di applicazione dello Statuto, in realtà mai bloccato, può ora legalmente proseguire. Come non si arresta e prosegue, senza alcun tentennamento, la nostra battaglia contro questo antidemocratico, dirigista ed illegittimo Statuto dell'Università di Catania. Né il ricorso del Ministero né tantomeno la presa di posizione di influenti professori ordinari e presidi ci ha convinto (sarebbe impossibile sostenerlo dato che le nostre contestazioni in merito sono iniziate un anno fa) a lottare contro l'idea - imposta da Tony Recca e i suoi - di Università autoritaria esplicitata nello Statuto approvato dagli organi superiori: la rappresentanza studentesca depotenziata, la nomina diretta del CdA da parte del Rettore, lo strapotere del Magnifico nei confronti del Senato Accademico sono solo alcuni dei punti vergognosi sui quali non intendiamo far mancare critica e battaglia.
Certo, ora il Rettore e coloro che lo hanno difeso nelle ultime settimane si sentiranno più forti, legittimati nella loro opera dal tanto chiacchierato tribunale amministrativo catanese. Ma Recca ed i suoi cortigiani, Vecchi e nuovi, sappiano che noi non ci fermiamo. E sappiano anche che quel moto democratico che ha vissuto l'Ateneo negli ultimi giorni non lo possono fermare: le lettere, le dichiarazioni, le prese di posizione che si sono susseguite costituiscono un risveglio democratico che nessuno potrà far tacere (irrilevanti i raccapriccianti inviti al silenzio provenienti da un Partito Democratico troppo disperato a galleggiare tra baronato e democrazia da potersi concedere un sussulto di coerenza e buon senso).
C'è chi in Ateneo tiene la testa alta. C'è chi vive nella ricerca spasmodica della convenienza politica, c'è chi, mercenario di indole, si arruola col più forte, c'è chi, sprezzante, umilia dibattito e democrazia. Noi continuiamo a camminare a testa alta per l'Università pubblica, libera, democratica, aperta, entusiasmante. Per l'Università bene comune.
E se il Tar non li ferma, pazienza. Sbatteranno contro di noi.
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