Studi precari. La testimonianza e il caso di Scienze Ambientali

Non è intento di chi scrive questo articolo denunciare con spirito polemico e improduttivo il sistema universitario e chi dell’Università  fa una  mera  speculazione economica. Piuttosto la ragione, se si vuole l’esigenza, nasce dalla volontà di rendere noto il travagliato percorso di studi di circa 150 studenti, di un certo corso di laurea dell’Università di Catania, che con garbo hanno affrontato paure ingiustificate causate da un’organizzazione universitaria deprimente e disinteressata.
In un periodo storico nel quale il dramma del precariato è vissuto quotidianamente, perché si tenta di rendere precario anche lo studio, la formazione, gli interessi e le passioni degli studenti?
Scienze Ambientali è un corso di laurea di Scienze Matematiche Fisiche e Naturali dell’Università di Catania, che viene ufficialmente chiuso senza troppo clamore ed interesse nell’anno accademico 2009/2010. Verrà aperto un corso denominato “Scienze Ambientali e Naturali“ che prevede un piano di studi differente in maniera non significativa e alcune cattedre rinominate. La sede centrale è il dipartimento di Biologia Animale M. La greca in via Androne, ma prevede insegnamenti a frequenza obbligatoria svolti in altri plessi: Orto Botanico, Facoltà di Agraria, Facoltà di Geologia , Cittadella Universitaria. Si consideri che ognuno di questi plessi non di rado è stato raggiunto da studenti “atleticamente” e mentalmente provati; cito ad es. l’orario delle lezioni del Lunedì del I anno, primo semestre (2008/2009): ore 8.00 /10.00 Matematica Cittadella Universitaria, ore 10.00/12.00 Orto Botanico. Si intuisce, appuntando la  distanza chilometrica, quanto sia assurdo anche solo immaginare che alle ore 10.00 ci si possa trovare contemporaneamente in entrambi i plessi.
Fino ad ora non emerge nulla di eclatante, peraltro non è poi così fuori dalla norma far notare che corsi scientifici come questo, tranne che per qualche vecchia boccia malandata e mal sigillata mostrata da eroici docenti, non hanno svolto assolutamente laboratori, fondamentali, previsti e pertanto citati e aggiunti al totale delle tasse universitarie pagate dagli studenti.

L’incapacità dell’organizzazione e della segreteria però emerge disastrosamente quando durante il secondo semestre dell’Anno Accademico in corso, la materia Chimica Ambientale  non viene svolta. Intanto il 2 Giugno viene affisso nella bacheca universitaria un avviso che prevede nei giorni  21/06 e 13/07 appelli di 8 materie contemporaneamente, e dalla presidenza viene sparsa la voce minacciosa che "visto il prossimo pensionamento di alcuni docenti, i quali non verranno sostituiti, si esortano ufficiosamente gli universitari a presentarsi a tali appelli".
L’equazione è semplice: niente materia, nessun docente in futuro che fissi appelli = Laurea a rischio. Una disponibile vicepresidente del corso di laurea, tra i vari studenti  inferociti, riceve anche il sottoscritto per rispondere dei vari disagi emersi.

La spiegazione e lo svolgimento dei fatti è il seguente:
1) Chimica Ambientale: viene nominato un docente che all’improvviso scompare nel nulla rifiutando l’insegnamento. L’Università presa alla sprovvista si è allora ripromessa in un futuro indefinito di trovarne qualchedun  altro disposto. Peccato che il tempo è passato e l’interesse è  svanito e che esso sia dovuto ribollire freneticamente  quando un certo qual numero di studenti hanno cominciato ad assumere toni alquanto minacciosi nel richiedere delucidazioni e rassicurazioni. In data 4 Luglio comincia l’insegnamento Chimica Ambientale che sarà svolta ogni giorno nella settimana che va dal 4 al 7/o7/2011 , dalle ore 8.00 fino alle 14.00 in piena sessione di esami , in piena irregolarità!
2) Docenti in pensione e minaccia della non-sostituzione: la vicepresidente un po’ stizzita ha tenuto a ricordare che "non è così semplice sostituire un docente, i tempi burocratici sono lunghi e complessi, bisogna pazientare, ma è ovvio che prima o poi i docenti saranno sostituiti!". L’ovvio in realtà sembra che chi paga le spese sono sempre gli studenti, ma non sembra così vivo l’interesse riguardo questo punto. A una collega che pone l’ esigenza (se non il diritto) di dare la materia ”Inglese”, la vicepresidente domanda: “la sua preparazione in inglese com’è?”. La collega risponde: “ ad essere sincera, non ottima”, “Allora ,mi creda, le conviene aspettare questo tempo. Mica lei spera di apprendere l’inglese solo con il nostro insegnamento. L’inglese è importante. Io ad esempio ho mandato mia figlia vari anni in America per impararlo”.
Questo è ciò che risponde una vicepresidente di corso di laurea, premettendo che il presidente predicendo il futuro, in varie lezioni ha rincuorato i suoi studenti denominandoli “futuri inutili tuttologi ignoranti”.

Quella che viene riportata è una realtà non insolita e forse non così eccezionale nel panorama  universitario catanese e nazionale. Una realtà amara nella quale è difficile comprendere dove sia finito quel diritto fondamentale all’istruzione, dove sia finito il suo valore. Una realtà che vede giovani nelle università  costretti a subire aumenti tassativi, dove la qualità degli studi e la professionalità è spesso bandita, l’organizzazione inesistente  e le voglie le ambizioni spesso abbattute. Questo è il presente, dal futuro deturpato. Ma non è detto che rimanga tale per sempre, ed è per questo che si deve continuare a credere nella cultura e nella ricerca, come progresso. Bisogna farlo anche scrivendo, parlando, informando e informandosi, unendosi nelle lotte e nelle denunce per un futuro che non veda la normalità in plessi fatiscenti, studi scientifici puramente teorici, facoltà come quella di Lingue cancellate dall’oggi al domani senza alcuna motivazione. Il futuro dell’Università deve essere la riscoperta del ruolo di culla di sapere e di formazione dove chi è chiamato ad apprendere non è un oggetto-contribuente al quale dare o meno giudizi e materie, ma una risorsa su cui investire tempo fiducia e denaro e a cui dare possibilità di una preparazione, di un‘emancipazione, di un futuro sicuramente migliore di quello che spetterà a molti di noi giovani in questa nostra patria. Nel bene o nel male.

Costantino Laureanti

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